scritto ma non pensato da Fabio M. il martedì, 12 luglio 2005,23:05
Affari miei
Visto che a pubblicare post riguardanti la sfera pubblica oggi non sono particolarmente ispirato, ho deciso di pubblicare un post riguardante il mio più fedele hobby che mi accompagna da 2 anni a questa parte, cioè, quello di farmi asportare chirurgicamente delle cisti che periodicamente mi spuntano sul viso puntuali come i marocchini sulle spiagge.
Con quelle che ho tolto questa mattina siamo arrivati a 6, una volta arrivati a 10, la ASL mi premierà con un buono di 10 ticket gratis che mi verrà consegnato a casa personalmente da Storace.
Tutto ha inizio questa mattina con la sveglia che suona alle ore 6 e 30. Avrei potuto benissimo svegliarmi alle 7, ma visto che avevo una barba incolta stile babbo natale in età puberale e visto sempre che mi ricordo di farmela attorno alle 3, 3 e mezza di notte, mi sono alzato presto e mi sono dedicato al disboscamento.
Rigorosamente sbarbato e a digiuno, giungo davanti alla ASL che al di fuori ha ancora l'insegna USL, il che non mi mette di buon umore. Fuori dalla ASL/USL c'è anche un venditore ambulante (definizione in questo caso mai più azzeccata) di occhiali, il che non mi mette di buon umore ancora di più, non perchè mi sembra decisamente fuori luogo che un venditore si piazzi davanti all'ASL, ma perchè notai che i miei occhiali della Ray-Ban, che ho pagato l'ira di Dio, quello stronzo li vendeva a 5 euri.
La fila per il ticket, grazie a Dio, è breve e salgo su al primo piano della ASL per attendere che il chirurgo mi chiami. In sala d'attesa c'è comunque una bella presenza che mi rende meno angosciosa l'attesa (non perchè ero particolarmente preoccupato, per carità, qualche buco in faccia può solo che migliorarmi, la verità è che non mangiavo da oltre 12 ore, quindi dappertutto non avevo altro che visioni di cornetto e cappuccino, il che mi rendeva alquanto nervoso).
Tornando alla bella presenza, una giovane ragazza davvero molto carina, decido di squadrarla con la mia tecnica ormai supercollaudata: fingere uno sbadiglio, coprirmi la faccia con una mano e con l'occhio semi-socchiuso squadrarla peggio di un metal-detector, dalle scarpe fino all'ultimo capello che ha in testa.
Il risultato dello squadramento (neologismo peggiore non poteva essere coniato) è il seguente: la fanciulla è bona come er pane. Il risultato mi viene riferito sotto forma di rigagnolo di bava che piano piano stava incombendo.
Quasi quasi mi sarebbe dispiaciuto il fatto che prima o poi mi avrebbero chiamato.
E infatti ecco che l'assistente del chirurgo dice il mio cognome, di fatto, arrivò il mio turno.
Dentro l'ambulatorio, il chirurgo mi chiede l'età, non senza un pò di vergogna rispondo 22, così posso firmare da solo la liberatoria per l'intervento. Prima dell'intervento assisto a tutto e di più. Il chirurgo che smanettava col cellulare peggio di una 14enne in calore, l'assistente, vagamente dislessica, che a ogni frase che diceva non riuscivo a decidere che reazione contrapporre, tanto che alle sue battute, non ridevo e mentre invece parlava seriamente, ridevo, beccandomi le inevitabili occhiatacce di rito. Poi sempre il chirurgo che mi chiede se io e la sua assistente siamo amici, io rispondo di no, lei risponde di no eppure ha ancora la faccia dubbiosa, poi mi chiede se mi manda Maurizio e dico di no, l'assistente mi chiede se mi manda Maurizio e ridico di no eppure entrambi hanno la faccia ancora dubbiosa, "Sei sicuro?", "Ma chi cazzo è 'sto Maurizio?" rispondo.
Nonostante la dislessia dell'assistente (anche se il chirurgo mica scherzava), una sua frase sono riuscito a capirla ed era questa: "Lo sai che operandoti a Luglio, per quest'estate niente mare". Insomma, un modo delicato per dirmi che mi sono giocato le vacanze. Come per dire, quest'anno è andata a puttane la patente, a puttane il diploma, a puttane la puttana, adesso ti fottiamo anche le vacanze e vaffanculo (con questa frase penso di aver battuto il record di parolacce presenti in una sola frase di un post).
Dopo questo festival del delirio, tutti quanti pensiamo che forse sia giunta l'ora di iniziare l'intervento.
Mi tolgo la maglietta, le scarpe, mi sdraio sul lettino, anestesia, operazione e il gioco è fatto.
Durante l'operazione, assisto al seguente dialogo tra i due, in realtà molto discordante. Se il chirurgo, infatti, pronunciava frasi del tipo "Bene", "Perfetto", "Benissimo", "Ecco fatto", "Nessun problema", l'assistente, invece, esponeva frasi del tipo "Oh, mammia mia!", "Ma cos'è?", "Guarda che ha questo!" "Oddio" e io che stavo sotto una specie di tovaglia verde, non sapevo più cosa pensare.
Quando, grazie a Dio, l'operazione finì e mi alzai dal lettino, finalmente conscio del fatto di essermi tolto un pensiero, ecco che, mentro mi rimetto la maglietta, il dottore esclama: "Sai, che questo neo dietro la schiena non mi piace per niente, bisognerà toglierlo prima o poi!", e questa frase mi suonò come una bastonata in testa, che ebbe come risultato una bestemmia che, vista l'occasione, almeno per ora, restò tra i denti.
Esco dall'ambulatorio, la ragazza di prima non c'è più, ce n'è un'altra che nella mia personalissima graduatoria, la classifico al livello "Accettabile", che, appena mi vede fa uno sguardo tipico di chi ha appena visto Dario Argento nudo.
L'intervento è finito, finalmente posso mangiare, così vado con i miei genitori in un bar vicino a fare colazione. Visto le bende che avevo in faccia, un pò mi vergognavo, ma la fame era davvero tanta. Entro al bar, a testa in giù, molto intimidito, faccio colazione e appena mi rendo conto che in fondo i miei cerotti non stanno turbando nessuno dei clienti del bar al punto di non farci nemmeno caso, ecco un bambino che appena mi vede esclama ad alta voce: "Guarda quanti cerotti ha quello!" e all'improvviso, tutta l'attenzione del bar è riversata su di me e sui miei cerotti, mi ritrovo con tutti gli occhi addosso dei clienti, dei baristi e perfino del giornalaio di fronte al bar.
"Mi scusi!" mi dice la madre un pò imbarazzata.
"Non si preoccupi" rispondo più falso che mai.
"Carino, suo figlio!".
E simpatico soprattutto.
'Tacci sua.
F.