scritto ma non pensato da Fabio M. il sabato, 17 ottobre 2009,06:07
Come un banale spaccato di vita quotidiana possa trasformarsi in un post di medio-alto livello.
Qualche sera fa stava per volgere al termine un'altra giornata della mia inutile vita.
Dopo aver cucinato e lavato i piatti, non vedevo l'ora di sdraiarmi a letto, primo, perchè avevo un freddo cane, secondo, perchè avevo un mal di schiena tremendo.
Ma prima di coricarmi, avevo ancora un paio di cose da fare, fumarmi una sigaretta post-cena e stendere i panni lavati nel pomeriggio.
Esco in giardino e vengo letteralmente assalito da una gatta randagia che abbiamo adottato da qualche mese a questa parte.
Viene da noi, si fa coccolare, mangia, dorme beata su una sedia rivestita di un comodo cuscinetto e poi ritorna a vagare per il paese, probabilmente per espletare i suoi bisogni e per farsi stuprare da tutti i gatti randagi in calore della zona.
Ci siamo affezionati a questa gatta, l'unico difetto che ha è quello di inondarci il giardino di cadaveri di topi e lucertole, ma a parte questo le vogliamo bene.
Visto che però avevo da fare e non vedevo l'ora di andarmene a letto, chiedo a mio fratello di dare da mangiare alla gatta ma egli mi risponde:
"Non voglio uscire con questo freddo, visto che stai già fuori, pensaci tu!".
E così resta dentro casa a godersi il calduccio domiciliare.
Prima di dare da mangiare però mi fumo la famosa sigaretta, ma sarà il freddo, sarà la digestione lenta, inizio a singhiozzare e così, visibilmente stizzito, butto la sigaretta dopo appena 3 tiri.
Mi reco, così, a stendere i panni, sempre con la gatta che mi rompeva i coglioni per la fame.
Non so voi, ma il freddo mi causa parecchi problemi alle mani, mi si formano delle voragini grandi quanto il Vesuvio e il colorito non è poi così dissimile a quello di un morto, ergo, mi cascano dalle mani, metà dei panni freddi e bagnati che avevo lavato e a causa delle mie proverbiali fissazioni, li ributto nel cesto dei panni sporchi.
Mi stavo innervosendo, così, in fretta e furia, do da mangiare alla gatta. Prendo il sacco dei croccantini e sarà il buio, sarà che non ci stavo capendo un cazzo dal freddo e dal dolore che provavo alle mani, rovescio i croccantini nella ciotola dell'acqua.
Appena mi accorgo della cazzata, sposto il sacchetto verso la ciotola giusta, riempo la ciotola e mentre rimetto a posto il sacchetto, la mia gatta resta tramortita da una valanga di croccantini caduti in testa, croccantini che ho sparso meticolosamente per mezzo balcone.
Rientro in casa incazzato nero, e conscio soprattutto di aver lasciato il balcone in condizioni disastrose, come si usa fare in questi casi, rovescio la mia rabbia verso mio fratello, incolpandolo praticamente di tutto, per non aver dato da mangiare lui, alla gatta.
Ma ragionando a freddo, nel calduccio del mio letto, penso che non è giusto riversare così la rabbia verso altre persone, ci sono persone che odio per questo motivo, quindi è incoerente che io adotti lo stesso comportamento.
Però psicologicamente parlando, sempre che la psicologia c'entri qualcosa, ho pensato che in fondo se la gatta non mi avesse spappolato i coglioni, io non avrei chiesto nulla a mio fratello, lasciandolo in casa a godersi il calduccio.
Però forse neanche il gatto aveva così tanta colpa, probabilmente era colpa del freddo, se ci fosse stata una temperatura più mite, io avrei fatto tutto con calma e soprattutto l'avrei fatto con le mie mani ancora integre.
Ma forse la colpa non è neanche del freddo, probabilmente è solo mia che sono un'emerita testa di cazzo.
Datemi la vostra interpretazione:
quale la colpa del disastro che ho compiuto nel mio giardino?
- di mio fratello
- della gatta
- del freddo
- dell'emerita testa di cazzo che sono
A voi, il giudizio finale.
Fabio